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Gaia X. Il cloud europeo

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Gaia X, il progetto europeo per un’infrastruttura cloud condivisa fra i membri dell’UE, parla anche italiano. Il nostro Paese, infatti, si è unito a Francia e Germania per la creazione di uno standard unico e condiviso per gestire i dati, nel rispetto del GDPR.

Perché Gaia?

Gaia, nella mitologia greca, era la creatrice dell’Universo e, quindi, la “gran madre” di tutti gli dei.
Gaia X, nell’intento dei promotori, sarà “il cloud dei cloud”.

Gaia X: il cloud europeo

Da tempo seguiamo l’evoluzione di Gaia X, il cloud europeo.

A giugno, quando la pandemia iniziava ad allentare (apparentemente) la presa, è stata inaugurata ufficialmente Gaia X, un progetto a trazione tedesca, annunciato già nel 2019, per creare un cloud tutto made in UE.

Ora Gaia X inizia ad uscire dai “confini” delle testate specializzate, anche grazie all’adesione delle più importanti aziende italiane, come TIM e ARUBA, per citarne solo alcune.

Perché un cloud europeo

Tenere al sicuro i dati di cittadini ed aziende europei e collegare tra loro i diversi servizi in cloud.

Questa, in sintesi, la mission di Gaia X.
Negli ultimi tempi sta crescendo sempre di più la consapevolezza del valore dei dati.

Affidare completamente le informazioni strategiche a soggetti privati appare troppo rischioso.
Lo è ancora di più se tali dati vengono conservati al di fuori dell’Unione Europea.

Il controllo dei dati strategici

Il controllo di informazioni strategiche, come ad esempio quelle sulla sicurezza nazionale o sulla salute dei cittadini europei, è attualmente in larga parte in mano a Cina e Stati Uniti.

Nello specifico, Amazon è leader di mercato, seguito da Microsoft, Google e Alibaba.

In caso di contrasti, interi settori strategici delle economie nazionali sarebbero fuori dal controllo dell’ UE.

La sovranità dei dati

Si inizia a parlare, quindi, di “sovranità dei dati”, con l’obiettivo di avere infrastrutture proprietarie, altamente performanti come quelle di Cina e States, ma che seguano delle regole comuni, uniformi ed allineate con i principi europei in tema di diritti e protezione delle informazioni.

L’obiettivo è darsi delle “regole comuni per l’economia dei dati”, creando delle infrastrutture interoperabili.

In questo senso, Gaia sarebbe una sorta di connettore tra più cloud, che consentirà alle aziende di scambiarsi informazioni, indipendentemente dal cloud utilizzato.
Realizzare un’infrastruttura cloud europea è conditio sine qua non per raggiungere l’autonomia digitale dai colossi stranieri.

Gli obiettivi di Gaia X

L’obiettivo non è quello di entrare in competizione con gli attuali giganti del cloud, quanto piuttosto quello, duplice, di:

  • contrastare il lock-in tecnologico nei confronti delle grandi aziende americane e cinesi
  • conservare le informazioni strategiche all’interno del territorio europeo

Creare, dunque, un nuovo paradigma, per il quale le regole, ossia gli standard da rispettare, sono state sviluppate dall’International Data Space Association, di cui fanno parte anche il Politecnico di Milano e la TIM, volte a garantire la data security su tutta la filiera del dato.

Cloud europeo, ma global

Alla base di Gaia X c’è, dunque, la creazione di uno standard unico e condiviso per mettere a disposizione i dati, nel rispetto del GDPR.

Il progetto, però, è stato aperto anche ad aziende extra UE (i Big del cloud), purché vengano rispettati i principi alla base di Gaia X.

La cautela, in questa fase, è d’obbligo.
Sebbene, infatti, i promotori del progetto non abbiano intenzione di concedere il diritto di voto alle big del web, né di farle partecipare alla definizione degli standard, c’è da scommettere che questi player non si facciano mettere all’angolo così facilmente, facendo prima o poi pesare la loro presenza e le loro expertise sul mercato.

L’Italia e l’hub nazionale per Gaia X

Come ricordato dal Ministro per l’Innovazione Paola Pisano, in Italia ancora solo il 15% delle imprese utilizza servizi cloud, che vengono forniti per il 60% da aziende extra UE.

Confindustria sta lavorando alla creazione di un hub nazionale, per lavorare congiuntamente al progetto Gaia X.

Aderire, infatti, significa per le imprese candidarsi ad operare sul cloud europeo, rispondendo alle regole imposte e potendo pertanto rientrare in bandi, progetti e prospettive di investimenti per i prossimi anni.

L’Italia ha aderito al progetto con 29 aziende. E’ il terzo paese per numero di imprese partecipanti.
Il successo di Gaia X è legato all’adesione di un numero sempre maggiore di Paesi ed imprese europee.

E la Privacy?

Esistono attualmente due normative di riferimento in tema di Privacy: il Cloud Act per l’America ed il GDPR per l’Europa.

Quasi tutti i grandi cloud provider extra UE hanno,però, data center anche in Europa.
Inevitabile un conflitto sulle normative relativamente alla gestione dei dati, che prevedono trattamenti differenti.

Gaia X non farà superare i contrasti, ma probabilmente creerà una “massa critica” di soggetti che, aderendo al progetto, dovranno essere allineati al regolamento europeo, mettendo una consistente mole di dati sotto l’egida del GDPR.

Il risultato sarà una federazione di cloud europei, che condividono gli standard di gestione delle informazioni. In altre parole, un ecosistema di servizi omogeneo e normato.

Gaia X sta al cloud come il GDPR sta alla privacy: nuove regole per la condivisione e l’accesso ai dati, basate sui valori europei

Seguiremo nel tempo i progressi di questo ambizioso progetto, per raccontarvi che impatto avrà sulle imprese.

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Fonti

Agenda Digitale

Wired

ISPI

Fasi

Corcom

Startmag

Assoprovider

Inno3

Zerounoweb

Punto Informatico

Linea EDP