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Industria 4.0: minaccia o opportunità?

Industria 4.0: minaccia o opportunità?
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Industria 4.0, web 4.0, economia 4.0…Questi termini riempiono quotidianamente giornali, siti web e televisione. Ma sappiamo nel concreto di cosa stiamo parlando? E, soprattutto, siamo pronti a non farci cogliere impreparati dalla quarta rivoluzione industriale?

Stiamo vivendo la quarta rivoluzione industriale, la digital disruption, quel processo che sta ridisegnando il modo in cui si lavora e si vive grazie all’impatto delle nuove tecnologie, entrate prepotentemente in tutti i settori. Concetti come intelligenza artificiale, realtà aumentata, big data, smart manufacturing, si sono trasformati in pochissimo tempo da scenario futuro a realtà quotidiana.

L’evoluzione tecnologica avanza a ritmi rapidissimi e coinvolge (volenti e nolenti) tutti i settori industriali in un processo irreversibile. Il concetto stesso di industria sta radicalmente cambiando, evolvendosi in “industria 4.0”. Ma cosa significa realmente questo termine? Quali cambiamenti apporterà?

…Dai libri di storia…

La storia ci indica 3 passaggi epocali, considerati veri e propri spartiacque nella storia moderna e contemporanea, per indicare le rivoluzioni che ne hanno cambiato profondamente il corso. Dall’invenzione della macchina a vapore nei processi produttivi, all’uso dell’energia elettrica, fino ad arrivare all’era informatica. Oggi siamo arrivati al quarto step: l’IoT.

…ad oggi

Oggetti interconnessi che dialogano con noi, macchine e software che migliorano i loro processi apprendendo dai propri errori, robot che lavorano in fabbriche con pochissime persone, assistenti virtuali che danno supporto nei backoffice: la quarta rivoluzione industriale è adesso, e non è semplice stargli dietro.

Schumpeter, uno dei massimi economisti del XX secolo, avrebbe forse definito l’IoT come “Disruptive Technology”, cioè un’innovazione radicale che cancella tutto ciò che appartiene al passato. Oggi è difficile inventare e creare qualcosa di realmente nuovo o, per dirla in termini “schumpeteriani”, di disruptive; le innovazioni sono prevalentemente di tipo “incrementale”, puntano cioè non ad inventare, bensì a perfezionare quanto già esistente. È questo il senso dell’innovazione.

Data driven

Consideriamo i big data: da “problema” da gestire (una mole di dati, strutturati e non, da organizzare e archiviare) a strumento strategico che crea valore per l’azienda, dettandone le linee guida. Nasce l’ottica “data driven”, ossia sfruttare al meglio i dati per ottimizzare i processi ed ottenere un vantaggio competitivo. Ricavare informazioni strategiche per il proprio business è diventato l’obiettivo principale per le aziende.Posta in questo modo, la questione potrebbe sembrare riservata alle grandi aziende ed alle multinazionali, ma non è così. Saper gestire e sfruttare le proprie informazioni è il primo driver per la crescita.

Il Piano Industria 4.0

Il tessuto imprenditoriale italiano è, notoriamente, costituito prevalentemente dalla piccola e media impresa. Non a caso, per rilanciare la politica industriale italiana, si punta anche all’industria 4.0. Nel Piano Industria 4.0, presentato qualche settimana fa dal Governo, sono indicate le principali aree di intervento: supporto alla crescita delle imprese e delle startup innovative, miglioramento delle infrastrutture, ma soprattutto il rilancio degli investimenti in Ricerca & Sviluppo. In molti pensano che cavalcare l’onda della quarta rivoluzione possa essere davvero la chiave di volta per uscire dalla stagnazione economica degli ultimi anni.

Industria 4.0 = – Job 4.0 ?

D’altro lato, questo enorme cambiamento impatterà notevolmente sui processi e le figure che ne fanno parte: un nuovo modo di progettare e realizzare prodotti e servizi richiederà, conseguentemente, nuove competenze da acquisire. Gli effetti sul mondo del lavoro saranno profondi. Nella “fabbrica intelligente” sarà centrale l’integrazione tra l’automazione delle macchine e le competenze delle persone, che ovviamente avranno compiti sempre meno “operativi” e sempre più “analitici”. Il flusso dei big data, e la loro interpretazione, governeranno i processi produttivi, quindi il cambiamento, a livello occupazionale, riguarderà soprattutto la tipologia del lavoro, oltre il numero di risorse necessarie a svolgerlo.

Industria 4.0: come la vediamo?

Sebbene le prime stime degli effetti sull’occupazione indichino cifre in negativo, è anche vero che si può guardare lo stesso dato in modo diverso: l’adeguamento a questo nuovo modo di lavorare è possibile attraverso la formazione e la capacità di aggiornare o innovare le proprie competenze in funzione delle nuove esigenze di mercato. La domanda che ci dovremmo porre non è quanto le aziende siano pronte al passaggio all’ Industria 4.0 in termini di organizzazione, tecnologie o capacità di investimento, ma quanto le persone che ci lavorano, e che ne sono la parte più importante, siano interessate e disposte ad accogliere questo cambiamento radicale, che necessariamente comporta uno sforzo per aggiornarsi ed adeguarsi ai nuovi processi.

Voi che ne pensate? Vi sentite minacciati o stimolati dall’Industria 4.0?

Aspettiamo il vostro commento!

 


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