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Near working: la nuova frontiera dello smart working

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Si chiama near working e si legge smart working di prossimità. Dopo l’esperienza di massa dello smart working, che ha avuto esiti diversi a seconda dei contesti in cui si è svolta, ora si inizia a pensare a formule diverse. Vediamo di cosa si tratta.

Near working: la nuova frontiera dello smart working

Da un po’ non tornavamo sul tema.

L’esperienza dello smart working prosegue, con alterne vicende, ma ci sembra un po’ “sparita dai radar”, rispetto alle conversazioni seguite negli ultimi mesi.

Dando uno sguardo ai trend di Google, i grafici confermano questa sensazione.
Ad eccezione di un nuovo picco registrato ad ottobre, in corrispondenza dell’inizio della seconda ondata della pandemia (picco dal volume comunque inferiore rispetto a quelli registrati nella prima fase), adesso l’interesse è tornato a calare.
Questo trend è condiviso anche nel resto del mondo, tanto che i grafici sono quasi sovrapponibili.

Lo smart working non è più, dunque, un argomento di attualità?
Certo che no! Sta solo mutando…(ahimè, anche lui!) in una variante: il near working.

Differenze fra near working e smart working

Prendiamo spunto da un interessante articolo, che parla di un esperimento nel Comune di Milano.

Uffici di proprietà del Comune e spazi convenzionati a disposizione dei dipendenti che lavoreranno da remoto, stando però vicino a casa. Il «Nearworking» annunciato in via sperimentale dal Comune di Milano è una sorta di lavoro di vicinato in alternativa allo smart working da casa.

Uno smart working di prossimità, si potrebbe dire.
Da dove nasce questa esigenza?

Il Near working come risposta alle difficoltà dello smart working

Abbiamo spesso parlato in questo blog dei vantaggi, ma anche degli svantaggi, dello smart working.

Tra le difficoltà che hanno dovuto affrontare gli smart worker ci sono senz’altro l’isolamento, il burnout, l’incapacità di “disconnettersi” e la gestione della logistica domestica, ossia la condivisione degli spazi abitativi e degli strumenti di lavoro con il convivente ed i figli in DAD.

L’impatto sulla vita e sull’ambiente

L’idea di questa sperimentazione si inserisce in un progetto più ampio, per favorire la riduzione della distanza abitazione-lavoro ed il conseguente impatto sull’ambiente:

La soluzione del «near working», inserita nelle linee di indirizzo per l’attuazione di proposte orientate al decongestionamento del traffico approvate dalla Giunta Comunale, è così una prima bozza di un nuovo modello di lavoro che interesserà prima i dipendenti comunali.

Un progetto pilota, dunque, che a partire dai dipendenti pubblici si vorrebbe poi estendere anche al settore privato.

L’impatto positivo che si potrebbe avere riguarda anche il territorio, con particolare riferimento ai quartieri periferici.
Creando spazi per il near working, si darebbe la possibilità ai cosiddetti “quartieri dormitorio” di dotarsi di attività commerciali e servizi, rendendo molte parti della città più vitali ed aiutando anche le economie di prossimità a risollevarsi.

Cosa serve

Che sia near o smart working, ciò di cui bisogna poter disporre per lavorare in modalità Agile sono sicuramente:

  • una connessione sicura
  • strumenti di collaborazione
  • risorse aziendali in cloud

Seguiremo l’evoluzione del near working e vi aggiorneremo. Restate connessi!

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Fonti

Corriere Economia

Google Trends

Luci ed ombre dello smart working

La check list per lo smart working

Sicurezza informatica e smart working