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Smart Working 2019: come va con il Lavoro Agile in Italia?

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A distanza di un anno dalla giornata dedicata allo smart working, vi raccontiamo come procede il percorso del lavoro agile in Italia, sia in ambito PA che nel settore privato.

Torniamo a parlare di smart working e lo facciamo partendo, come sempre, dai dati.
Superata nel 2019 la quota dei 500.000 lavoratori agili in Italia
Lo riferisce l’Osservatorio sullo Smart Working in Italia, da sempre punto di riferimento per chi voglia parlare di Lavoro Agile. Quello che fino a poco tempo fa sembrava un esperimento ristretto a poche realtà, si sta rivelando in poco tempo un fenomeno in crescita, che influisce non solo sul mondo del lavoro, ma sulla società, sul modo di concepire il lavoro stesso e perfino sull’ambiente.

1 anno fa

Il 13 dicembre 2018 abbiamo aderito alla giornata dedicata allo smart working, avendo già adottato da tempo questa nuova modalità di lavoro in Gesca. Volevamo contribuire, anche la nostra testimonianza, al confronto apertosi in occasione di quell’evento. Nel corso dell’anno abbiamo più volte scritto sull’argomento, per raccontare come il Lavoro Agile viene “vissuto” da molte delle nostre risorse. Crediamo che condividere le esperienze possa aiutare chi sta pensando di introdurre lo smart working anche nella propria organizzazione. Per il 2020 la nostra esperienza proseguirà in maniera più strutturata, ben accolta e richiesta dalle stesse risorse, “storiche” e non. Già dal 2016 parliamo dei vantaggi dello smart working, sia per i dipendenti che per gli imprenditori.

L’intervista del TG3-Video

Condividiamo molto volentieri un servizio mandato in onda dal TG3 alcuni giorni fa, che illustra molto bene i principi dello smart working e spiega perché adottarlo è positivo per tutti.

VIDEO SMART WORKING


Si può parlare di Lavoro Agile da molti punti di vista: quello del dipendente e dell’imprenditore, certamente; ma anche quello dell’ambiente.

Uno dei primi vantaggi di cui parla il Dr. De Masi, sociologo, nel servizio del TG è proprio quello legato alla riduzione dell’inquinamento, soprattutto nelle grandi città. Quante persone ogni mattina prendono l’auto o i mezzi pubblici (che ahimè non sono ancora tutti ecologici!) per recarsi sul posto di lavoro? Pendolari, ma non solo: aggiungeremmo i “mezzi pendolari”, quelli cioè che devono percorrere comunque lunghe distanze per raggiungere il proprio ufficio. Non è difficile pensare all’impatto positivo che lo smart working adottato da molte aziende avrebbe sull’ambiente. E ancora: quanti lavoratori svolgono in ufficio mansioni che possono essere svolte tranquillamente da qualsiasi altra parte?

Smart working: una questione culturale

Il concetto di lavoro si è evoluto: che lo si voglia o no, la direzione è quella dell’orientamento al risultato più che al tempo trascorso in ufficio. Come afferma Mariano Corso, Responsabile dell’Osservatorio del Politecnico di Milano, lo smart working è prima di tutto un modello manageriale, un nuovo modo di impostare il rapporto di lavoro. Affermare che il Lavoro Agile significhi semplicemente lavorare da casa è riduttivo. Si tratta piuttosto di rivedere il rapporto dipendente –manager come una relazione tra professionista e dirigente. Un’evoluzione culturale, dunque, prima ancora che tecnologica. Altra parola chiave emersa dall’intervista è la responsabilizzazione. Lo smart worker è protagonista del proprio lavoro: questo significa anche una maggiore gratificazione sul piano personale. Non più esecutore di mansioni, bensì owner delle attività svolte; è chiaramente necessaria la capacità di gestire i tempi per portare i risultati richiesti, all’interno di una fascia oraria stabilita con il datore di lavoro. Alla base di tutto deve esserci, ovviamente, stima e fiducia reciproca fra il management e le risorse, dato che lo smart working scardina uno dei concetti principali legati al lavoro, ossia la presenza fisica ed il controllo del tempo del collaboratore. Una testimonianza a tal proposito viene dalla Regione Emilia Romagna, capofila di un progetto strutturato di smart working, che coinvolge anche altre PA, e che sta dando buoni frutti in termini di aumento della produttività dei dipendenti coinvolti. Il risparmio di tempo e di denaro legato alla riduzione degli spostamenti casa/lavoro porta anche ad una maggiore distensione del clima, quando si lavora in team con i colleghi: meno stress e più disponibilità. Il vantaggio è evidente anche per il datore di lavoro. Anche dal punto di vista logistico, per le aziende lo smart working rappresenta un’opportunità di risparmio. Se i lavoratori sono smart, non è necessario avere tante postazioni quanti sono gli addetti, con postazioni di lavoro “fisse”. Questa impostazione implica un notevole risparmio a livello di costi di struttura e relativi consumi, ovviamente anche energetici, cosa da non sottovalutare pensando sempre all’ambiente.

Un bilancio positivo

Tirando le somme, anche rispetto a quanto evidenziato nel servizio, lo smart working di fatto aiuta ad abbattere del 20% le assenze brevi, permettendo al lavoratore un migliore work-life balance. Ad oggi gli smart worker sono cresciuti del 20%, arrivando a 570.000 unità. Il modello è accessibile a qualsiasi organizzazione; anche la tecnologia contribuisce a questa evoluzione, grazie a soluzioni ormai alla portata di tutti. Il cloud è il grande protagonista di questa rivoluzione, permettendo la collaborazione e la condivisione semplificate per il lavoro in team.

Principali critiche allo smart working

Esistono comunque dei timori nei confronti dello smart working. Da parte del management, persiste il concetto di controllo della risorsa, invece che del lavoro svolto. Il lavoratore spesso è a disagio davanti al cambiamento. Alcuni, poi, temono che lo smart working limiti il proprio potere contrattuale, venendo a mancare lo “spirito di gruppo”. C’è chi addirittura teme che il Lavoro Agile possa essere un modo per abbattere i costi aziendali, sfruttando le risorse del singolo. A questo proposito, noi di Gesca possiamo certamente dire che quando realizziamo progetti che abilitano lo smart working nelle aziende clienti, l’investimento è sempre totalmente a carico dell’imprenditore, che investe comunque in infrastruttura e dotazioni tecnologiche. Anche alcune aziende, infine, non sono favorevoli allo smart working. Introdurre il Lavoro Agile significa prima di tutto esaminare e rivedere i processi; spesso accade che, nel farlo, emerga una certa difficoltà nell’organizzare e verificare il lavoro secondo nuove modalità: lo smart working, insomma, evidenzia eventuali  limiti all’interno dell’organizzazione.

E in futuro?

Come evidenziato nel servizio, lo smart working sta prendendo piede perché fondamentalmente è cambiato il modo di lavorare e di vivere. Se prima le aziende affrontavano molti meno cambiamenti e, di conseguenza, adottavano modelli di lavoro statici, oggi che l’innovazione porta gli scenari a mutare molto rapidamente, è naturale che il modello organizzativo debba essere estremamente dinamico ed in grado di far fronte alle nuove esigenze. Gli uffici, in questo senso, diventeranno sempre più dei veri e propri hub, punti di raccordo per aziende e clienti, in un panorama molto fluido e orientato alla sinergia fra tutte le risorse.

Principali fonti

Osservatorio Smart Working – Politecnico Milano Osservatorio Smart Working-Comunicato Stampa TG3  servizio “Lavoratori in pantofole”