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Cos’è l’Intelligenza Emotiva

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Cosa si intende per intelligenza emotiva?

Dagli inizi del XX secolo il termine “Intelligenza” è associato al quoziente intellettivo e al relativo test per la sua misurazione.

Studi e ricerche più recenti, negli ultimi 30 anni, indicano che non sempre individui con alto QI sono quelli che hanno una vita di successo.

Nel 1983 Howard Gardner pubblica il testo Formae Mentis in cui introduce il concetto di intelligenze multiple sottolineando come la performance rilevata dal QI sia attinente ad un’ intelligenza scolastica limitata principalmente ad aspetti linguistici e logico-matematici e quindi non esaustivo nel prevedere i risultati della performance individuale.

Non sempre esiste una relazione tra il successo in ambito scolastico e quello professionale.

L’intelligenza emotiva racchiude in se due tipologie fondamentali di intelligenza individuate da Gardner ovvero quella Sociale e quella Introspettiva e la sua definizione è stata introdotta  per la prima volta nel 1990 in un articolo redatto da due psicologi Peter Salovey, docente dell’Università di Yale e da John D. Mayer del New Hampshire.

I due studiosi la definiscono come “La capacità di controllare i sentimenti ed emozioni proprie ed altrui, distinguere tra di esse e di utilizzare queste informazioni per guidare i propri pensieri e le proprie azioni”.

Il concetto è stato negli ultimi anni ampliato e approfondito. Ad oggi il principale testo di riferimento è “Intelligenza Emotiva” di Daniel Goleman, psicologo, scrittore e giornalista statunitense.

Ma quali sono le competenze che incidono davvero sulla Performance individuale e come possono essere misurate? Esiste un quoziente di Intelligenza Emotiva?

La società internazionale, di cui esiste anche una filiale italiana, Six Seconds ha sviluppato degli appositi tools in grado di misurare l’Intelligenza emotiva e le competenze ad essa relative.

Il modello da loro sviluppato identifica le relative competenze raggruppandole in  tre macro-aree:

  1.  Self-Awarness (Autocosapevolezza), definita in particolare da Mayer come l’abilità di avere coscienza dei propri  stati d’animo e allo stesso tempo dei nostri pensieri su di esso. Quest’area considera la Capacità di comprendere quindi le emozioni e di riconoscere i nostri schemi mentali. Il tutto applicato a noi stessi ma anche al nostro livello di comprensione delle persone che ci circondano.
  2. Self-Management (capacità di gestire se stessi) intesa come la capacità di gestire le emozioni in modo positivo, di motivarsi, di saper utilizzare in modo efficace il pensiero sequenziale prevedendo quindi cause ed effetti delle nostre azioni.
  3.  Self-Direction (capacità di direzionarsi) ovvero l’abilità di perseguire obiettivi a lungo termine e di esercitare empatia nell’interazione con gli altri.

Le ricerche statistiche degli ultimi anni ci dicono che l’intelligenza emotiva impatta su circa il 55% della performance individuale e si comprende quindi la ragione del crescente interesse del settore Business verso questo argomento.

Fare un assessment in azienda sull’Intelligenza emotiva, seguito da attività di Coaching individuale ha trovato ad oggi utilità in molteplici ambiti ed in particolare nell’ambito dell’Area Risorse Umane per:

  1. Selezione
  2. Sviluppo della singola risorsa o del Team
  3. Analisi del potenziale in ottica di pianificazione di avanzamenti di carriera.

In uno scenario come quello dei giorni nostri ad elevata competitività emerge come questi elementi di soft skills siano sempre più strategici ed essenziali allo sviluppo di un business di successo che non può prescindere da una efficace gestione dell’individuo, delle relazioni e degli obiettivi a lungo termine.